Il significato di "peccato" - I parte

Il significato di "peccato" - I parte

Articolo pubblicato il 29/05/2020

L'idea comunemente accettata di peccato ha condizionato e tutt'ora condiziona sotto svariati aspetti la vita di molti; stando ad una definizione generale con «peccato» s'intende la trasgressione di una norma alla quale viene attribuita un'origine divina - o comunque non strettamente dipendente dagli uomini.

Difatti già all'interno della tradizione ebraica esso viene posto in relazione all'idea stessa di alleanza (o patto) fra Dio e il suo popolo, come infrazione o abbandono delle leggi poste a fondamento: in tal senso il peccato può essere inteso come una "violazione" dell'ordine voluto da Dio.

Questo aspetto emerge a partire dalla versione della Bibbia ebraica (o Tanakh) giunta essenzialmente grazie alle numerose traduzioni (in greco e latino) nel corso dei secoli. Mediante la celebre immagine del peccato accovacciato alla porta di Caino (Gn. 4.7), nella Bibbia si trova una prima menzione di peccato connesso in qualche modo alla ritualità del "sacrificio animale".

La parola che tuttavia viene comunemente usata per indicare il peccato è khata, termine che significa letteralmente «errare», «mancare». Esso ricorre in maniera esemplare in un sogno di Dio ad Abimelech (Gn. 20.6) e riferito al peccato tipico delle "relazioni incestuose". Ma la gravità maggiore (anche nell'immaginario collettivo) del peccato è quella riservata al ben noto peccato originale (espressione introdotta da Agostino), ossia all'infrazione compiuta da Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre (Gn. 2.8-3.24).

La perdita della condizione edenica dovuta per lo più al desiderio di attingere al frutto della conoscenza ed il conseguente senso di "vergogna" - da cui la necessità di coprirsi le parti del corpo - ben sottolineano la componente sessuale o incestuosa del peccato e (soprattutto secondo la visione neotestamentaria) la sua connessione con una condizione di vita peccaminosa o "contro natura".

 

Tiziano, Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, ca. 1515, Museo del Prado

 

Nel cristianesimo stesso il peccato è rappresentato da una sola parola (contro gli uomini o contro Dio), da un "atto impuro" o da un desiderio contrario alla legge eterna: più in generale, un'offesa a Dio. Il cristianesimo ha dunque privilegiato quest'ultima nozione, come emerge anche dalla lettura del Nuovo Testamento, in particolare dalle lettere di Paolo (o Saulo) di Tarso.

A tale riguardo si nota che la traduzione greca della parola ebraica khata (indicante "peccato") viene resa nei Vangeli con hamartìa (ʽαμαρτία), nel significato affine all'ebraico di «errare», «mancare». Il che confermerebbe l'idea espressa in primo luogodal significato generale del termine, ovvero quella di non poter raggiungere un predeterminato "bersaglio".

Il termine italiano «peccato» deriva invece direttamente dal latino peccatum, connesso probabilmente a pedicatum (da pedica: «ceppo» oppure «laccio per legare»). In senso figurato peccatum sarebbe una sorta di "legame"che, nella sua evoluzione semantica, assume il significato di violazione o infrazione di una norma stabilita, anche da parte della comunità intera.

In quest'ultimo caso il peccatum si estinguerebbe pagando una sorta di ammenda, oppure una sanzione (paenitentia). Non è da intendersi solo come una violazione verso la società o un'offesa a Dio, dal momento che il meccanismo sin qui descritto rimanderebbe direttamente ad un vero e proprio "laccio"- e a tal proposito si ricordi la possibile derivazione di «religione» da re-ligare. Un legame (o un laccio) quando è troppo stretto ha anche la facoltà - oltre a quella di tenere avvinti - di ingenerare nel tempo una sorta di trauma (gr. τραῦμα): una «ferita».

Per correggere l'hamartìa sarà allora necessario un cambiamento del modo stesso di pensare, una metànoia (gr. μετάνοια), che consenta di vedere la realtà secondo una diversa prospettiva, e di superare l'errore. Proprio come nella legge ebraica l'halakha («normativa») fornisce la strada corretta da percorrere, la correzione di tale traiettoria verrebbe ad identificarsi, in questo modo, con la liberazione, ossia la rimozione totale dalle "catene del peccato".

 

William-Adolphe Bouguereau, Flagellazione di Cristo, 1880, Musées d'art et d'histoire de la Rochelle



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